La morte dello scultore: il tempo dei monoliti è finito.

Abbiamo scelto il blog come strumento in quanto piattaforma liquida, contenitore di processi in divenire contrapposti alla cristallizzazione nello spazio e nel tempo. Il suo contenuto cambia progressivamente, influenzato dai mutamenti che, naturalmente investono ognuno di noi.

La morte dello scultore.

Di sicuro nella piazza della tua città c’è una statua. Quella statua, in ferro o in acciaio, se sei più romantico la puoi magari immaginare in marmo, è stata posta da qualcuno, anni fa. Non sai niente (o quasi) di quel qualcuno. Dovrebbe parlare del tuo paese, ricordare ai nuovi arrivati (tua figlia, il tuo fratello minore, un tuo amico) da dove vieni, chi ti ha dato i natali, quando e come la tua città ha iniziato a chiamarsi con il nome che ha adesso.

Quella statua dovrebbe rappresentare tutto ciò che è stato: celebrazione del passato, monito per il futuro, ancoraggio al presente. Ma in realtà non sai nulla, appunto, di quella statua. Conosci a memoria tutte le storie che ti hanno raccontato, riconosci ogni vicolo che hai attraversato centinaia di volte nella tua adolescenza ma, interrogandoti nel profondo, davvero non ti spieghi come mai qualcuno sia venuto e abbia piazzato quei due metri e mezzo di ferro (probabilmente adesso arrugginito) al centro della piazza dove un tempo si faceva il mercato.

Te lo spieghiamo noi: quella statua è stata posta da un artista, probabilmente in voga in quel periodo, dopo un paio di strette di mano con il committente. Quello scultore, informato degli avvenimenti storici, delle motivazioni, del messaggio che doveva esprimere, dopo i dieci minuti di celebrità dell’inaugurazione (taglio del nastro, applausi, magari buffet) non ha mai più messo piede lì.

Stretta di mano, applausi, addio.

Probabilmente quella statua, monolite alla 2001: Odissea nello Spazio, per quanto nobile nel suo intento, oggi (ma probabilmente anche prima) resta un segno calato dall’alto, completamente scollegato nella pratica da chi, quella piazza, la vive da molto tempo. Questa è la modalità da cui ci allontaniamo, che ripudiamo e che riteniamo anacronistica e completamente non funzionale se rapportata alla contemporaneità dove si riconosce ciò che si respira familiare, vicino, legato alla propria esistenza. Non nell’irreale mondo delle grandi narrazioni, nei ricordi degli eroi, nelle meravigliose intenzioni che restano tali. Ma nel quotidiano, in ciò che accade ogni giorno lungo il percorso che ti porta da casa a lavoro, durante la spesa nella tua salumeria di fiducia. In quei luoghi, in quegli spazi si dipana, davvero e in maniera pratica, l’esistenza.

“Lavorare su un territorio, per noi, significa farne parte, costruirlo con delicatezza assieme a chi lo abita.”

Questa modalità ci appartiene visceralmente. La nostra formazione è stata, nel quotidiano, la culla di questo pensiero, esteticizzato in forme che proviamo a far risultare quanto più comprensibili possibile, senza alcuna barriera d’ingresso e necessità di conoscenze pregresse. La scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte (Napoli) che ci ha visto studenti, diplomati e docenti e con la quale esiste ancora, in maniera imponente e produttiva, un legame a doppio nodo che prevede un continuo scambio di idee, pratiche ed intuizioni che si tramutano in operazioni artistiche, è stato il luogo dove tutto ciò ha preso forma, sintetizzandosi in una pratica che è stata trasportata in maniera decisa nel mondo del lavoro.

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Il battito dei molti unisce le sorti.

Operare come gruppo permette una produzione artistica capace di parlare ai molti. Le caratteristiche individuali non vengono annichilite bensì messe in evidenza, alimentate, supportate: sono percepite come un dispositivo in grado di produrre un linguaggio comune capace di essere decifrato facilmente, senza barriere d’accesso, proprio perché frutto di sensibilità diverse e lontane fra loro.

L’estetica di questo linguaggio è fortemente pop, non necessita alcuna spiegazione, è di facile fruizione e alla portata di tutti. Non a caso stai leggendo i nostri pensieri gratuitamente su un blog e non su un volume intarsiato con copertina rigida.

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La tecnica è uno strumento e non il fine.

La natura di questo strumento permette una produzione perpetua, con una connotazione fortemente liquida in opposizione alla cristallizzazione nello spazio e nel tempo di un concetto che può mutare a seconda dei
cambiamenti del contesto in cui è inserito.

Il blog ne è un esempio: uno strumento funzionale in grado di comunicare adeguatamente in questo determinato periodo storico e nella società in cui ci troviamo.

Il gruppo che concorre alla scrittura di questo è lo scultore, il blog è solo lo scalpello. La statua sei tu.

Tecnica #AMODONOSTRO

È online il secondo articolo del nostro blog: l'artista come lo intendiamo noi.SWAG!⏬⏬Clicca sul link e leggi !⏬⏬https://goo.gl/2oNnoJ

Pubblicato da mediaintegrati su Lunedì 11 dicembre 2017
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