Lo Sciamano connesso al Wi-Fi: leggere il futuro su Pinterest.

Si sente la necessità di una cultura che sia nuovamente una cultura di tipo olistico, una cultura di tipo interdisciplinare che sia capace una volta tanto di esercitare un controllo critico sulle cose che lo specialismo cerca di farci ingurgitare.

Ugo Mattei

Giurista e professore di Diritto Internazionale e Comparato alla California University e docente di Diritto Privato all’Università di Torino.

La rete ha permesso una confutazione più immediata dei concetti e dei metodi specialistici perché la cultura non è più accessibile solo ai pochi. Uno specialismo prêt-à-porter, utile nel momento del bisogno.

Improvvisamente ci siamo trovati di fronte a questo.

Non l’abbiamo cercato, era nel feed di uno di noi. L’abbiamo letto e poi condiviso. E ci siamo resi conto di non essere da soli. Al di là della potenziale lettura complottista (per chi è rimasto a quella semplice e superficiale), ha fatto scaturire in noi alcune derive di pensiero. Despacito e Prospettiva Newski non è di natura tecnica. Probabilmente dal punto di vista estetico, nella costruzione di uno show dal vivo, Battiato (a cui vogliamo bene e sempre gliene vorremo) perderebbe. Ma è indubbio che la presenza di qualità (intesa nel senso in non è di natura cui la intenderebbe Pirsig) sia maggiore nel secondo caso. Questo avviene perché una dote dei grandi maestri è quella di poter parlare di te, di toccare aspetti della tua vita, anche senza conoscerti personalmente. È la capacità di dare un suono, di costruire un discorso, di mettere ordine in ambiti della tua esistenza di cui hai solo il sentore o il ricordo e di cui, seppur con sforzi immensi, non riesci ad avere una lettura chiara. Perché, a differenza tua, egli riesce a leggerti nel tuo complesso.

La lettura dei segni che provengono dal Mondo, però, dipendono anche dagli occhi che li scrutano: assorbire la complessità di ogni informazione, di ogni spunto, di ogni insegnamento è direttamente collegata alla sensibilità dello sguardo. Questo perché la modalità giusta di “vedere” e riconoscere i segni consiste nell’analizzare le relazioni ed i collegamenti tra essi, affacciarsi sull’ignoto e praticarlo, e non più scendere solo in profondità di un unico aspetto. Un approccio barbarico inteso alla Baricco. Una piattaforma come quella di Pinterest, ad esempio, è l’analogo contemporaneo del cielo da scrutare in cui rintracciare i segni che identifichino il mondo che verrà.

Anche se è possibile soffermarsi su un solo particolare: è però il senso generale ciò che conta davvero. La quantità di informazioni che possono essere recuperate diviene quindi una componente quasi secondaria o comunque inutilizzabile se manca la capacità fondamentale di interpretare ciò che apparentemente è vuoto ma che, in realtà, rappresenta il vero territorio da esplorare. Ci riferiamo ai rapporti che sussistono tra gli elementi, tra le informazioni, tra le immagini che la board di Pinterest mette a disposizione. Non a caso lo Sciamano non legge il futuro in una stella ma nell’intero firmamento.

Ogni stella, ogni post, è uno dei logoi che da solo non significa nulla, se non l’espressione di un unico individuo, sicuramente influenzato dalle tendenze e dal proprio essere, ma ovviamente portatore di una parzialità, di un unico punto di vista seppur spurio e contaminato (entrambi i vocaboli sono utilizzati con un’accezione super positiva). L’interpretazione invece di una bacheca intera, aggiungendo quindi la dimensione della molteplicità e della frammentarietà dei punti di vista, sposta il tutto in un campo da gioco decisamente differente.

In passato, questa incontrollabile e autonoma rete di relazioni è stata chiamata Dio o ricondotta al suo disegno divino. E l’artista, come lo Sciamano, riesce ad interpretarla, a trovarne una spiegazione, a cucire assieme parti di un discorso provenienti da capi diversi del mondo, fino a renderla umana, interpretabile, utilizzabile per fini terreni. La rende alla portata di tutti abbattendone le barriere d’ingresso e spostando il ragionamento sul piano emotivo e non intellettuale, sul piano delle sensazioni e non (solo) della logica. La rende, quindi, reperibile da chiunque, fungendo da catalizzatore e da mediatore. Riuscire ad interpretarlo come tale, come corpo unico quindi, permette una gestione ed una interpretazione di esso molto più funzionale, molto più legata a ciò che accade davvero. E permette (ed eccoci al punto) di prevederne i prossimi passi.

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L’artista fa surf.

Pensa a Leonardo: non un alieno, non un genio, non un’anima sregolata e depressa in attesa d’ispirazione per creare qualcosa di eccezionale. Bensì, un normale essere umano che è riuscito a non focalizzarsi in un unico sapere, non si è dedicato in un’unica disciplina. L’artista è infatti un intellettuale in grado di captare ogni aspetto del Mondo attraverso le sensibili antenne che ha allenato durante tutta la sua esistenza. Fa surf sulla cresta delle conoscenze, sull’orizzonte degli eventi. Un orizzonte che si allarga sempre più, man mano, un po’ per volta, verso l’ignoto divenuto noto. I confini del sapere (di ogni sapere) si allargano gradualmente attraverso le scoperte e le ricerche di tutte le scienze e di tutti gli ambiti umani.

L’artista (inteso sempre come gruppo) occupa una posizione privilegiata, riuscendo a leggere l’intero perimetro di quest’orizzonte, in un “unico” sguardo, non dovendo suddividere gli aspetti particolari di questo per poterli analizzare singolarmente. Ci troviamo di fronte ad un metodo che prevede una perfetta sintesi tra tutto e uno, tra il molteplice e l’indivisibile, tra lo sguardo al particolare e alla visione generale del tutto, nella sua, ci ritorniamo, complessità.

Lo scopo ultimo dell’artista è dunque quello di operare come uno sciamano, prevedendo il mondo che verrà, indicando direzioni, scrutando
lontano e raccontando ciò che sarà a chi lo circonda. Quindi, che differenza dovrebbe esserci tra un laboratorio, un team, il cielo e le stelle ed un social network? Te lo diciamo noi: nessuna, se sai che elementi prendere in considerazione e se sei pronto ad abbracciarne la complessità non in termini di difficoltà di lettura ma in termini di consapevolezza che un solo aspetto non merita un approfondimento
maggiore di un altro, perché il futuro è scritto tra questi e non in questi. E l’analisi di una complessità tale non può essere accollata ad un unico individuo per una ragione banale quanto vera: nessuno, da solo, può avere una lettura complessiva della realtà. Questo perché nessuno, da solo, possiede ogni chiave di lettura.

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Se ti muovi da solo vai veloce, ma se ti muovi in gruppo arrivi più lontano.

Ecco un modo per scuotere le fondamenta del mondo: tutto ciò viene potenziato all’estremo da un approccio che non prevede più il singolo, bensì il gruppo come forza motrice.

Il team, ed il lavoro di quest’ultimo, non può prevedere una parcellizzazione dei saperi, una suddivisione in compiti, una cura del dettaglio ad opera di pochi ma, al contrario, un investimento generale di ogni aspetto da parte di ognuno. Un’intelligenza distribuita ovunque: nessuno sa tutto, tutti conoscono qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità. Questo è il nostro assioma di partenza.

Lo sciamano, quindi, non è la persona capace di praticare tutto ciò. Lo sciamano è il prodotto delle singolarità che concorrono a ciò.

Questo, molto banalmente, è dovuto al fatto che nella complessità tipica del contemporaneo non può essere più immaginato il singolo come capace di interpretare la molteplicità dei segni, resi ancor più confusi, intersecati e frammentati dalla facilità con cui la tecnologia e la commistione dei saperi mette ognuno nella posizione di poterne produrre a seconda del proprio background, aumentandone il grado di diversità. Ognuno quindi è capace di crearne a propria immagine e somiglianza, novelli semidei potenziati dalla fibra ottica a 4gb/s.

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