Nero Special Coffee

Cosa può capitare quando un team di artisti, in questo caso noi, incontra il titolare di un’azienda che produce e distribuisce caffè? Quali sono le magie che possono realizzarsi se questo incontro avviene a Napoli, la città che, assieme a Torino, è da tutti considerata come la capitale del caffè?

Un anno (e più) di sperimentazioni, opere e risultati che riescono a dare un quadro più chiaro della necessità di intersecare, sempre e comunque, i campi di competenza. Dalle installazioni interattive ideate e progettate per l’articolat(issim)o mondo bar fino ad opere relazionali di ampio respiro come #lovefor (di cui parleremo in un altro momento).

Si parte, come sempre, da ciò che è fuori.

Ci siamo occupati della progettazione, della realizzazione e della messa in opera di una parete capace di raccontare l’intero e complesso organismo chiamato Nero Espresso, una piccola azienda a conduzione familiare divenuta col tempo un’impresa con decine di dipendenti. I sogni ed i processi, attraverso uno storytelling fatto di banner, schermi LCD e forex, hanno materialmente invaso lo spazio, unendo la raccolta dati all’estetica, in un chiaroscuro di pieni e vuoti. Una figata.

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#nerospecialcoffee è stato invece il contenitore principe che ci ha visti impegnati per lungo tempo, con costanza e non pochi nervosismi, in un processo che ha visto la nascita e l’esclusione di numerosissime idee, progetti ed esperimenti, fino al confezionamento di un nuovo concetto di spazio bar. Uno spazio che esaltasse la necessità del mettere in relazione tutti i bar del circuito Nero Espresso, tra tazzine che si trasformano in balene, cactus e razzi spaziali, in barba ad Elon Musk che i razzi li fa solo tornare sulla Terra; insegne comandate con Internet Of Things, ben prima che l’IOT entrasse nel mondo del caffè; jukebox interattivi comandati a distanza dagli avventori; beacons e menù interattivi aggiornati attraverso Instagram. Il tutto sotto l’egida di un paio di concetti semplici ma potenti: “Il caffè è già buono ma è il barista a renderlo speciale” ed il nostro onnipresente e sempre validissimo “l’unione fa la forza”.

Pensiamo che uno dei modi per migliorare l’esperienza del caffè a Napoli sia quella di sottolineare la relazione, intrinseca già di per sé nell’azione. Abbiamo quindi collegato i baristi tra loro, i baristi con i clienti ed i clienti stessi per migliorare gli scambi di idee e lo sharing di informazioni. Un esempio? La realizzazione di un menù interattivo, di facile utilizzo attraverso Instagram. I baristi avevano modo di condividere i propri “caffè speciali” (caffè realizzati con particolari ricette) e i fruitori avevano modo di sfogliarlo direttamente online. Un semplice mezzo per accelerare la creatività insita in ogni barista e per innescare una dinamica virtuosa.

Mettendo a disposizione di tutti gli altri baristi il proprio ingegno, l’arricchimento generale del menù “generativo” permette ad ogni singola attività di appropriarsi delle idee degli altri, mettendo a disposizione le proprie, in una dinamica virtuosa in cui tutti, dal grande bar centrale al piccolo barsport in periferia, arricchiscono e vengono arricchiti.

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Dopo aver curato la produzione dei materiali informativi ad uso e consumo degli addetti al settore commerciale (e la loro formazione), abbiamo provveduto ad arricchire l’esperienza degli utenti all’interno del bar.

La prima sperimentazione vera e propria ha visto l’installazione di una insegna comandabile attraverso il sito web di #nerospecialcoffee, le cui istruzioni, assieme a quelle utili per consultare il menù generativo, venivano indirizzate direttamente agli smartphone degli avventori attraverso l’utilizzo della tecnologia Beacon. Queste sperimentazioni sono state sottoposte ad un beta test tenutosi all’interno di un centralissimo bar del Centro Storico di Napoli. Nella stessa occasione, abbiamo sperimentato e raccolto i feedback (positivi) della prima sperimentazione relativa al Juke Box interattivo: un sistema semplice ed intuitivo che permette a tutti gli utenti di scegliere che musica ascoltare di volta in volta.

Il caffè diventa così un accessorio (a Napoli è difficile bere un cattivo caffè), lasciando così spazio al valore aggiunto che solo un’esperienza condivisa riesce a fornire.

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